A dévai gyerekek levele a Pápához

Breve presentazione della Fondazione San Francesco di Déva

Nel dicembre 1989 in Romania cadeva la dittatura. Con le trasformazioni sociali e, in particolare, la chiusura delle fabbriche esistenti tantissimi perdevano il lavoro da un giorno all’altro. Così, nella Provincia di Hunyad (Hunedoara) in Transilvania, abbiamo visto tante miniere abbandonate e le fabbriche dell’industria pesante dismesse.

Nel 1992 i superiori mi hanno mandato a Déva, assieme ad alcuni miei confratelli francescani, per riprendere possesso del nostro convento, nazionalizzato nel 1949 e gravemente danneggiato dall’alluvione del 1970 e quindi versante in uno stato di abbandono. Le trasformazioni dell’epoca purtroppo hanno portato al fallimento economico tante famiglie e i bambini si sono trovati per strada. Era tristissimo vedere, alla fine della messa, i bambini mendicanti che circondavano i fedeli all’uscita della chiesa. Abbiamo iniziato quindi ad invitarli qualche volta a pranzo, poi gli abbiamo organizzato un campo scuola estivo. Alla fine i bambini ci hanno supplicati di organizzargli un campo che durasse tutto l’anno. E noi, con l’animo pieno della fiducia in Dio, e nonostante ogni vento contrario dei communisti ancora molto forti, abbiamo iniziato ad organizzarci.

Nell’estate del 1993, con il benestare della Provincia Francescana della Transilvania “Santo Stefano d’Ungheria”, abbiamo creato la Fondazione San Francesco (Dévai Szent Ferenc Alapítvány) per dare un quadro giuridico istituzionale all’accoglienza dei bambini di strada provenienti dalle quattro Diocesi cattoliche della Transilvania. Nei primi tempi le autorità statali, di mentalità atea e comunista, ci avevano ostacolato moltissimo. È stata la visita di Giovanni Paolo II a salvare i nostri bambini dal rischio di venire sfrattati. Infatti, su richiesta del Papa, tre immobili sono stati allora restituiti all’Arcidiocesi Romano Cattolica di Gyulafehérvár (Alba Iulia), tra cui il nostro convento francescano di Déva. Negli anni la collaborazione con le autorità statali è migliorata molto e così siamo riusciti ad accogliere sempre più bambini bisognosi.

Nei 25 anni trascorsi oltre 6.000 bambini hanno trovato da noi una casa, una buona parola, un pasto caldo, vestiti, materiali per la scuola. In più di 50 centri, collegi e asili attualmente provvediamo alle necessità di oltre 2.000 bambini bisognosi, educandoli all’amore per Dio e alla carità verso il prossimo. I bambini vengono inseriti in “famiglie sociali” di 7-8 persone, sotto la guida di un “padre” e di una “madre” affidatari che vivono con i bambini. San Giuseppe è diventato padre putativo del piccolo Gesù “non da sangue né da volere di carne” ma per volere del Padre celeste. Anche noi diventiamo in questo senso “di San Giuseppe” genitori affidatari di questi bambini. Molti di loro erano giunti da noi come neonati e poi sono arrivati a laurearsi all’università. La maggioranza di loro però, una volta compiuti i 18 anni, va a trovarsi un lavoro e si crea una famiglia. Sono lieto di affermare che, per quanto sappia io, nessuno di questi nostri bambini è finito a fare il mendicante, invece, tutti si guadagnano da vivere con un lavoro onesto.

Le nostre case vengono gestite da laici e terziari francescani. Le attività vengono sostenute soprattutto da donazioni, grazie alla provvidenza di Dio ma, siccome facciamo parte del sistema pubblico di tutela dei bambini, riceviamo anche i contributi dello Stato romeno. La Transilvania ha vissuto nella sua storia diverse ondate di arrivi di popolazioni diverse. I nostri bambini perciò vengono da contesti etnici, religiosi molto diversificati: per lo più figli di genitori ungheresi, rom e romeni. Quanti ancora non avessero ricevuto i sacramenti vengono avviati al battesimo, alla prima comunione e alla cresima, quasi tutti nel rito latino.

Nel quarto di secolo trascorso abbiamo fatto esperienza di Dio come nostro Padre celeste su cui possiamo sempre contare, ma abbiamo anche visto come nel mondo ci siano tantissime persone buone. Abbiamo pure sperimentato che è bello fare del bene. È bello essere bravi, guidare sulla via della carità, sia i bambini che gli adulti, con una buona parola e della pazienza. Un’altra esperienza decisiva è che Dio non crea scarti! Passo dopo passo, con i metodi educativi di nostro Signore Gesù, riusciamo a guidare i bambini verso l’accettazione cosciente del battesimo, indipendentemente dalle loro origini e dal colore della pelle.

Sollecitati dalla carità di Cristo abbiamo organizzato dei cori e dei gruppi di teatro con la partecipazione dei nostri bambini e andiamo in giro nei diversi Paesi del Bacino dei Carpazi. Mentre questi bambini orfani presentano il loro spettacolo, e noi sacerdoti celebriamo la liturgia, guidiamo le meditazioni, le chiese, i teatri e gli stadi si riempiono di gente. Le risposte che ci giungono sembrano dirci che abbiamo la benedizione del Signore sul nostro lavoro: la missione dei bambini è un successo!

Il nostro operato è svolto sotto la supervisione di Mons. György Jakubinyi, Arcivescovo di Gyulafehérvár (Alba Iulia) e nell’obbedienza al Provinciale pro tempore dell’Ordine francescano.

Ci stiamo preparando con oltre 1.000 bambini all’incontro con Papa Francesco, il 1° giugno a Csíksomlyó (Sumuleu Ciuc). Spero di cuore che potremo accogliere il Santo Padre con un canto e la statua di Gesù Bambino rivestita degli abiti ideati e confezionati dai nostri bambini.

Con affetto filiale,

Fra’ Csaba Böjte OFM e tantissimi bambini orfani

Una richiesta a Papa Francesco da parte dei bambini orfani

È successo dopo l’inaugurazione della nostra casa di accoglienza per bambini abbandonati che una delle bambine mi ha posto la domanda come mai ci fossero così pochi bambini tra i santi nella Chiesa. Hanno continuato chiedendomi perché durante l’anno liturgico non ci fosse una festa dedicata specialmente ai bambini. Non sapevo bene come rispondergli, tuttavia mi era venuta l’idea di raccontargli che Gesù Cristo è stato un santo anche da bambino.

È proprio Gesù Bambino il nostro esempio, perché Lui a 12 anni, durante il pellegrinaggio a Gerusalemme, non si è mica allontanato dai propri genitori per andare in giro per la città, per i parchi gioco o il mercato. Al contrario, è andato nel Tempio a pregare, ha partecipato con devozione alle liturgie ed ha ascoltato con molta sapienza i sacerdoti, essendo in grado anche di formulare delle domande. Poi, ritrovato dai genitori, ha obbedito ed è ritornato a casa con loro, crescendo ogni giorno in sapienza e grazia.

I bambini hanno ascoltato incuriositi le meditazioni sulle belle virtù del piccolo Gesù che, di poco in poco, hanno preso la forma di una novena. Abbiamo quindi chiesto ad un artigiano di scolpire per noi una statua in legno di Gesù Bambino ed abbiamo iniziato a fare una grande novena, di nove settimane, in modo da finirla per il 1° giugno, celebrata in molti paesi del mondo come Giornata Internazionale dei Bambini. Avevo promesso ai bambini già all’inizio che se loro stessi si sarebbero rivestiti delle belle virtù di Gesù Bambino allora gli avrei permesso di rivestire la statua di Gesù ogni settimana di un vestito diverso da loro stessi ideato e realizzato. (Accludo qualche fotografia perché lo veda, Santo Padre, come i nostri bambini si prendono cura del loro “eroe”.) È stato bellissimo vedere come non solo Gesù Bambino si fosse rivestito di abiti bellissimi, cuciti dai nostri bambini, ma che i bambini stessi si siano rivestiti delle belle caratteristiche dello stesso Cristo Gesù. Le nove settimane scorrevano veloci e i bambini non vedevano l’ora della prossima tappa. Ogni settimana era una famiglia adottiva diversa a preparare il vestitino per la statua e anche gli altri aspetti affidati alle loro cure: letture, canti, servizio dell’altare. Arrivato finalmente il grande giorno, il 1° giugno, abbiamo organizzato con grande pompa la festa di Gesù Bambino nella nostra chiesa di Déva.

Anche negli anni successivi, sempre il 1° giugno, prima della fine dell’anno scolastico, ci siamo riuniti, per la gioia dei nostri bambini, a salutare in un modo speciale il nostro amato “eroe”, il Dio dal volto di bambino. La nostra Casa di Accoglienza di Székelyhíd l’abbiamo addirittura intitolata a Gesù Bambino. Abbiamo iniziato, in diverse località, a realizzare dei piccoli santuari di Gesù Bambino dove i giovani e le famiglie potessero recarsi a pregare per la grazia di avere un figlio, o per la salute dei loro figli e per il loro sviluppo fisico e spirituale.

Ho sperimentato poi che la persona di Gesù Bambino è divenuta un esempio attraente e rigenerante per i bambini. Ma anche gli adulti, spesso stanchi e invecchiati precocemente, che non sanno più giocare, hanno accolto con gioia queste feste allegre, proprio nello spirito dei fanciulli.

È bello vedere e sapere che il nostro Redentore, prima ancora di iniziare la sua missione pubblica della predicazione e dei prodigi abbia osato e saputo giocare per le strade di Nazareth, assieme ai bambini degli uomini. Come sarà stata bella la cena nel silenzio di quella piccola casa di Nazareth… Il mondo di oggi ha urgentemente bisogno proprio di questa vita umile e silenziosa, grata al Signore, sul modello della famiglia di Nazareth, costituita attorno a Gesù Bambino. E questo lo affermo decisamente anche se molti non riescono a formularlo a voce.

Nel Bacino dei Carpazi, in Europa, ma anche in tutto il mondo sviluppato le persone purtroppo hanno voltato le spalle alla vita, all’accoglienza della nuova vita. Le famiglie sono inaridite, intere regioni si trasformano in “case di cura per anziani”. Per curare queste ferite della nostra società oserei proporre che la Chiesa proclami il 1° giugno la Festa di Gesù Bambino. Come il primo maggio è divenuto festa di San Giuseppe Lavoratore o l’11 febbraio è stato proclamato da San Giovanni Paolo II Giornata Mondiale dei Malati, chiediamo, a nome dei bambini orfani, che il 1° giugno, quando in gran parte del mondo si celebra la Giornata Internazionale dei Bambini, sia dedicato alla devozione del suo Capo, il Bambino più meraviglioso del mondo. Possa diventare il 1° giugno la Festa di Gesù Bambino per la Chiesa universale.

In spirito di filiale obbedienza,

Fra’ Csaba Böjte OFM e oltre 2.000 bambini della Fondazione San Francesco di Déva